Slum Soccer— Soccer Camp per giovani calciatori della baraccopoli di Mathare
Periodo: 20 agosto- 2 settembre 2012
Descrizione del progetto: “Slum Soccer” è un progetto di formazione calcistica realizzata nelle baraccopoli di Mathare (Nairobi, Kenya) e destinato a giovani atleti e ai loro allenatori. Con il supporto di Karibu Afrika nel 2007 a Mathare è nata una scuola calcio che coinvolge 300 giovani (under 21) e realizza campionati informali di calcio per le numerossissime squadre giovanili della baraccopoli stessa. Il progetto propone un soccer camp di 10 giorni che sarà realizzato dai due trainer Michele Bianchi (studente italiano della facoltà di Cooperazione allo Sviluppo e calciatore professionista di serie D) e Dominic Otieno (presidente della Whynot Association di Mathare da anni aprtner di Karibu Afrika) presso il Whynot Stadium, stadio naturale scavato nella roccia, e terminerà con un torneo sociale della durata di 2 giornata con la partecipazione di 12 squadre under 16 di baraccopoli. Il soccer camp affiancherà a sessioni calcistiche momenti educativi e di discussione su tematiche sociali (diritti dei bambini, HIV/AIDS, educazione civica).
Obiettivo: entrare all’interno della realtà della baraccopoli di Mathare utilizzando il calcio come strumento di partecipazione, emancipazione e di coesione sociale per i suoi giovani abitanti. Coinvolgerà i giovani giocatori di calcio dando loro una preparazione tecnica e tattica che possa essere per loro momento di crescita. Lo sport, in particolare il calcio, è uno degli strumenti più efficaci per promuovere il protagonismo e l’attivismo sociale dei ragazzi e dei giovani, dando loro l’opportunità di divertirsi e imparare la vita e le regole del gruppo e la solidarietà fra compagni.
Slums Dunk— Il Basket tra le baraccopoli di Nairobi
Periodo: Giugno 2011, Giugno 2012
Prossima edizione: Giugno 2013
Lo sport ha un linguaggio comune che tutte le persone nel mondo possono parlare.
Lo sport non ha ne confini ne limiti.
Lo sport unisce e non divide.
Il basket è uno sport che ovunque ci sia un canestro e un piccolo spiazzo può essere praticato: non importa se si utilizza un pallone da calcio o se si pratica a piedi nudi,l’unica cosa che conta è la motivazione e la voglia di andare a canestro oltre i propri limiti per fare una slam dunk.
Descrizione del progetto: “Slums Dunk” è un progetto di formazione sportiva alla pallacanestro realizzata nelle baraccopoli di Nairobi e destinato a giovani atleti e ai loro allenatori. Slums dunk è una storpiatura del termine inglese slam dunk (schiacciata) dove slums sta per baraccopoli.Il basket in Kenya s’impara al campetto e sul satellite guardando le gesta dei giganti NBA. Lo si pratica nei pochi campetti disponibili e si riduce spesso ad una lotta uno contro tutti senza difese e alla ricerca della giocata spettacolare più che del risultato.
Obiettivo:viaggiare all’interno della realtà kenyana, accompagnati da due campioni del basket, Tommaso Marino e Bruno Cerella, e l’allenatore Michele Carrea, utilizzando la pallacanestro come strumento di partecipazione, emancipazione e di coesione sociale per i giovani abitanti delle baraccopoli di Nairobi. Coinvolgere i giovani giocatori di basket e i loro allenatori dando loro una preparazione tecnica e tattica alla pallacanestro che possa essere per loro momento di crescita. Lo sport, in particolare il basket, è uno degli strumenti più efficaci per promuovere il protagonismo e l’attivismo sociale dei ragazzi e dei giovani, dando loro l’opportunità di divertirsi e imparare la vita e le regole del gruppo e la solidarietà fra compagni. Nelle baraccopoli e nelle aree socialmente ed economicamente emarginate del Kenya lo sport è un’occasione di crescita personale, di educazione, di solidarietà e spesso l’unico appiglio per uscire dalla vita di strada.
Con l’edizione 2013, Slums Dunk uscirà dai confini del Kenya per approdare in Zambia, nelle aree rurali del distretto di Kafue e di Chongwe in cui è attiva l’associazione Sport 2 Build (www.sport2build.org) per migliorare e rafforzare i giovani e i bambini meno privilegiati, usando lo sport come strumento di cambiamento di comportamenti e della società.
Per maggiori informazioni: http://www.altrimondiali.it/
ALTRIMONDIALI.
To South Africa by matatu
-Data di avvio: MAGGIO 2010
-Data di chiusura: PROGETTO APERTO
Partner del progetto: Karibu Afrika, Altropallone, CoLomba, Whynot.
Descrizione del progetto: Nel 2010 l’Africa, per la prima volta nella storia, ospita i campionati mondiali di calcio, un evento per tutto il continente, un evento che abbiamo voluto vivere viaggiando per 8 stati africani alla riscoperta di un calcio inclusivo, libero, pulito…al naturale!
Il calcio e’ stato il filo conduttore del viaggio: attrezzati con tutto il necessario (porte da calcetto montabili, reti da calcio, palloni, tira righe, divise) ogni giorno ci si e’ fermati in piccoli villaggi e si sono improvvisati piccoli tornei di calcio. Nelle citta’ in cui siamo stati ospitati dalle ONG italiane di CoLomba sono state effettuate attivita’ maggiormente organizzate e strutturate. Si e’ giocato il calcio di strada, del campetto improvvisato ovunque c’è un pezzo di verde disponibile, il calcio povero…ma terribilmente reale. Tutta l’avventura e’ stata documentata con l’obiettivo di far rivivere questo viaggio a molte altre persone.
Una volta tornato in Kenya il matatu ha iniziato la seconda fase del progetto che prevede attivita’ di formazione professionale che continueranno per tutto il 2010.
Percorso: Nairobi (Kenya), Arusha - Dar Es Salaam – Njombe (Tanzania), Balaka (Malawi), Lusaka – Kafue (Zambia), Harare (Zimbabwe), Chimoio – Inhassoro – Inhambane – Maputo (Mozambico), Swatziland, Durban – East London – Cape Town – Johannesburg (Sudafrica)
Obiettivo: Viaggiare documentando dall’interno la realtà Africana utilizzando il calcio come strumento d’inclusione sociale.
Equipaggio: 3 guidatori, 2 giovani esperti di calcio, 1 cameraman.
Mezzo di trasporto: Il “Matatu” è il mezzo pubblico più utilizzato nel continente africano; e’ un pulmino di marca giapponese adibito al trasporto persone (secondo il produttore fino a 9/11, secondo l’autista fino ad un numero illimitato indipendentemente dalle leggi della fisica). I matatu finiscono per assomigliarsi tutti: molto vissuti, dal funzionamento improbabile ma sorprendente, impolverati ma accuditi come si può accudire la principale fonte di sostentamento dell’autista. Il matatu non segue le regole, bizzarre, dei comuni mezzi di trasporto in uso in Europa. Non rispetta un percorso definito ma adegua il suo percorso alle necessità dell’autista e dei passeggeri. Il matatu si sa che parte e che arriva: da dove, come, quando…sono particolari irrilevanti!
Risultati raggiunti: Un viaggio emozionante che si puo’ riassumere in alcuni numeri: 1 matatu, da 5 a 7 passeggeri, 8 video “on the road” prodotti, 8 Paesi attraversati (Kenya, Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe, Mozambico, Swatziland, Sud Africa), 11 frontiere superate, 13 ONG italiane ospitanti, 14 ore di riprese realizzate, 30 diari di bordo pubblicati, 49 giorni di viaggio, 2119,74 litri di carburante, 2130 utenti (ad oggi) che hanno visionato i video prodotti, 3500 persone circa coinvolte nelle attivita’ sportive lungo tutto il percorso, 14899 Km percorsi, migliaia di sorrisi!
Con il diario di viaggio, le fotografie e i video realizzati on the road e pubblicati sul sito di Altrimondiali (www.altrimondiali.it), i ragazzi del Matatu hanno fatto conoscere a tutti la vera Africa.
Donatori: progetto realizzato grazie al contributo di COOP Lombardia e Guna.
Patrocini: Senato della Repubblica, Cooperazione Italiana (Ministero Affari Esteri), Regione Lombardia, Regione Veneto, Regione Toscana, Provincia di Milano, Provincia di Roma, Comune di Milano, Comune Sesto San Giovanni, Comune Cinisello Balsamo, Comune di Gessate
