Camp di calcio per la coesione sociale nello slum di Mathare

28/09/2026 in news

SLUM SOCCER CAMP 2012

di Michele Bianchi

 

Sembrava di esser alla mitica Bombonera, invece eravamo al Whynot Stadium, stadio naturale scavato nella roccia. Eravamo a Mabatini, villaggio di Mathare, quartiere informale di Nairobi, in cui vivono centinaia di migliaia di persone in pochi km2.

Slum Soccer Camp: durante le due settimane, dal 20 agosto al 2 settembre 2012, era argomento di discussione, narrazioni, curiosità, molto gettonato per le strade e gli ambienti di Mathare. A distanza di alcuni giorni dal termine del progetto, se ne parla ancora frequentemente; ricordi, impressioni, seguiti immediatamente da un’accesa speranza e intraprendenza per programmi, idee, sogni futuri. Ed ora che appunto questa avventura si è conclusa siamo molto contenti, soddisfatti; potremmo affermare “La domenica del villaggio” , questa volta al contrario della famosa e affascinante poesia del Pascoli, le aspettative sono state di gran lunga superate dai fatti, i quali non hanno proprio deluso.

Pensare che era nato tutto in maniera molto semplice, discutendo, fantasticando in sede Karibu Afrika in via S. Sofia a Padova e confrontandosi via Nairobi. Come spesso accade, le cose spontanee, “easy”, alla fine intraprendono strade scorrevoli e interessanti. L’idea era di l’entrare all’interno della realtà della baraccopoli di Mathare utilizzando il calcio come strumento di partecipazione, emancipazione e di coesione sociale per i suoi abitanti. Come? Attraverso un progetto di formazione calcistica destinato a giovani atleti del quartiere informale e ai loro allenatori.

Slum Soccer Camp è iniziato il 20 agosto dopo alcune settimane di preparativi organizzativi, logistici e scambio di idee, confronti. I due trainers Michele Bianchi, studente italiano di cooperazione allo sviluppo dell’Università di Padova, calciatore di 24 anni, e Dominic Otieno, keniano 39nne, direttore della CBO locale Whynot oltre che responsabile della Whynot Soccer Academy. Entrambi grandi amanti del calcio e impegnati nel mondo sportivo, ripongono grande fiducia nel magico strumento del soccer; così semplice da praticare, utilizzare e così forte nel mobilitare, coinvolgere, attrarre la comunità. Lo sport ha la capacità di affondare le radici nei mondi della vita delle persone, di mobilitarne le loro emozioni, di metter in moto universi affettivi. È un dispositivo di condizionamento e di crescita dei giovani.

Il progetto si è sviluppato svolgendo la mattina un corso di formazione per allenatori per ragazzi/e di Mathare, mentre al pomeriggio attività, allenamenti e momenti di sensibilizzazione per diverse categorie di giovani.

Il programma settimanale prevedeva al mattino un’ora e mezzo di teoria in cui si sono affrontate diverse tematiche e insegnamenti (tra i quali: The meaning of soccer: definition + components of soccer: playing-coaching-officiating-management-funs, Laws of the game, Coaching today: brainstorming, qualities of a good coach, challenges during coaching, Philips and presentation, Basic drills for coaching juniors, middle age, seniors + work group + organization of the tournament, Schemes of play + situations of the match, Attitudes for a coach with the players; inside and outside the field + Focus group, Analyzing the match + organization of the tournament ). Tutte le sessioni sono state molto partecipative, cercando di ridurre al minimo le lezioni frontali e incoraggiando lavori di gruppo, interazione e momenti di continuo confronto tra i partecipanti, tra loro e i trainers. La teoria, svolta all’interno di un locale affittato per l’occasione, visto i lavori di ristrutturazione a Whynot, era seguita da un ‘ora e mezzo di pratica sul campo.

Intervallo di una breve pausa pranzo, si ritornava al Whynot Stadium, teatro degli allenamenti pomeridiani. Ogni giorno giovani di due categorie di età (rispettivamente under 11 e 14, under 17 e 20 boys e under 14 e 20 girls) affollavano il campo da gioco allenati da Michele e Dominic con l’aiuto di tre coaches a rotazione del corso allenatori. Terminate le due ore di allenamento ci si riuniva tutti a bordo campo , dove con la partecipazione degli insegnanti di Whynot , si affiancavano momenti educativi e di discussione su varie tematiche sociali (diritti dei bambini, HIV/AIDS, educazione civica, protezione dell’ambiente, emancipazione femminile, istruzione…).

L’entusiasmo cresceva giorno per giorno, era arduo compito provare a porre un freno ai numerosi partecipanti che si univano ai training. Si respirava quotidianamente aria di festa. Se si lancia una palla fatta di pezze e lacci per le vie di Mathare si vedono decine di bambini pronti a rincorrerla e calciarla; ogni giorno l’arrivo al campo da gioco dei due trainers con palloni e materiale d’allenamento era accolto da folle danzanti e canti di gioia.

Il corso allenatori è stato molto intenso, interessante e stimolante per i partecipanti, già impegnati o con l’intento futuro di dedicarsi alla guida, al sostegno, all’insegnamento delle numerose squadre di calcio informali presenti nel territorio. Si è formato un gruppo di sognatori con una grande tenacia nel raggiungere uno dei propri desideri: crescere insieme, aiutare i giovani, alimentare le loro speranze e proporre alternative a certi vizi giovanili. Allenando e promuovendo valori, incoraggiando l’impegno personale e comunitario passando attraverso il soccer.

La settimana si concludeva con un torneo sociale , svolto nei due week-end. All’arena del Whynot Stadium si sono affrontate nel corso delle quattro giornate 48 squadre, otto per ogni categoria. Il primo giorno sono scesi in scena gli under 11 e 14, il secondo under 17 e 20 boys, mentre nel successivo fine settimana sono corse in campo il sabato le under 14 e 20 girls e infine gran conclusione con le finalissime. Lo stadio animato con musica e momenti di sensibilizzazione, si riempiva ogni giorno; la gente tifava , sosteneva, ammirava le gesta dei giovani, e più cresciuti, atleti.

Elemento di gran significato è stato il clean up nei giorni precedenti al torneo; pole pole (pian piano) il campo si affollava di abitanti del quartiere, tutti insieme per uno scopo comune, pulire il campo, per condividere e vivere l’evento e la festa dei giorni a venire.

I coaches del corso sono stati insieme ai due trainers e ai componenti del team di Whynot, degli ottimi organizzatori del torneo, oltre che essere impegnati come arbitri di gara durante le numerose sfide.

L’affermazione “l’importante è partecipare” è un’utopia e una grande non verità; nel calcio come in tutti gli altri sport si vuole sempre vincere, dalla finale dei Mondiali alla partitella nel campetto del paese. È uno degli aspetti del calcio indiscutibile e fondamentale ; l’esperienza della vittoria o della sconfitta è essenziale perché lo sport sia davvero elaboratore di crescita. Chi vince non vince niente come chi perde non perde niente; dopo la fine del match il mondo è assolutamente uguale a prima, nulla è mutato . L’agonismo è essenziale se lo sport è solamente sport. Durante il Soccer Camp tutti abbiamo vinto; più di chiunque altro ha vinto l’entusiasmo, la voglia di stare insieme, di condivisione, l’impegno, i sogni. Ha vinto il calcio, quello vero, quello puro e comunicativo come non mai.

Il progetto, pensato, costruito e realizzato insieme dal team di Karibu Afrika, ha raggiunto i risultati sperati, andando oltre le aspettative.

Grandi emozioni e soddisfazioni, quando il gruppo allenatori a due giorni dalla conclusione, chiede di poter avere dieci minuti per parlar seriamente ai due trainers. Incuriositi e quasi preoccupati, Dominic e Michele si sentono dire: “ va bene tutto, sta andando alla grande, siamo molto contenti, ma bando alle chiacchere; quando il prossimo Soccer Camp? Speriamo per noi, per voi, per Mathare, a breve…” . Come diceva il grande e illuminante coach Nereo Rocco, quando i giocatori, una squadra non vede l’ora, scalpita per giocare la prossima partita, vuol dire ne ha appena conclusa una importante e significativa.